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CRONACA
Caso: filmato del disabile insultato da 4 amici
Milano: processo Google a porte chiuse

 

 

MILANO - Porte chiuse per il processo, che si svolge con rito abbreviato al palazzo di Giustizia di Milano, nei confronti di quattro dirigenti della societa' 'Google'. Gli imputati sono accusati di concorso in diffamazione e violazione della privacy. I giudici milanesi, su richiesta degli avvocati della difesa degli imputati, hanno chiesto ai giornalisti - tra cui diversi reporter di stampa estera come New York Times, Wall Street Journal e France Press - di lasciare l'aula. I pm Alfredo Robledo e Francesco Cajani, invece, avevano dato parere favorele.

 

''Prendiamo atto della trasparenza di Google'', ha detto Robledo in aula. Stamattina era prevista la testimonianza di un ingegnere informatico americano, dipendente della societa' che contribui' col suo lavoro alla creazione del servizio Google Video, ma a causa della malattia dell'interprete la deposizione e' saltata. Il processo e' stato rinviato al 29 settembre. La Procura contesta a Google di non aver predisposto una informativa privacy al momento dell'upload dei video, cosi' che youtube sarebbe responsabile del mancato controllo come sarebbe richiesto dalla normativa sulla privacy. Una tesi che ha suscitato non poche valutazioni in Italia ma soprattutto all'estero con toni molto meno contenuti. Sembra giungere al termine il processo che vede imputato Google con l’accusa di non aver bloccato l’upload e la trasmissione di un filmato attraverso il suo servizio di video sharing, che vedeva protagonisti alcuni ragazzi e le sevizie perpetrate ad un loro giovane compagno di scuola disabile all’interno di un istituto tecnico torinese. I fatti risalgono al 2006 ma il procedimento giudiziario ha preso il via solamente lo scorso 4 febbraio, occasione in cui anche l’Associazione Vivi Down Onlus e il Comune di Milano si sono costituite parte civile, come previsto dalla legge del difensore civico in merito a cause in cui sono coinvolte persone disabili. Essendo Google una società con sede principale negli Stati Uniti, tra gli altri possibili sviluppi del processo, c’è la possibilità che gli avvocati al suo servizio sollevino un problema di giurisdizione, non ritenendo competente un tribunale italiano.   IL CASO Il caso riguarda il ragazzo down di Torino che nel 2006 era stato vessato da un gruppo di bulli coetanei, che poi avevano caricato il filmato su Google Video, la sezione video del motore di ricerca. Gli imputati, accusati di diffamazione aggravata e di violazione della legge sulla privacy, rischiano fino a tre anni di carcere. Sotto processo sono l'ex presidente del consiglio di amministrazione di Google Italy, David Drummond; un ex-membro del consiglio di amministrazione e poi Ceo di Google Italy, George Reyes; il responsabile europeo delle politiche sulla privacy di Google, Peter Fleischer; e Arvind Desikan, l'ex-responsabile di Google Video per l'Europa. Il Pm, Francesco Cajani, sostiene che Google avrebbe dovuto prevenire la diffusione del filmato. Google ribatte di avere rimosso il video non appena ne è venuto a conoscenza. Google – ricorda il quotidiano britannico - afferma che considerare le piattaforme neutre responsabili del contenuto che viene messo on line è «un attacco diretto alla libertà e apertura di Internet».

 

 

23/06/09 11:07
Olga Iacuaniello

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Foto e postproduzione di A. Alfredo Capuano
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