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I nomi dei "ragni" arrestati nella "tela" di Penelope
Cronaca Giovedì, 24 Giugno 2010 19:52

POZZUOLI (NA) – La camorra è vicina, veste i panni di insospettabili
cittadini. . Così come è accaduto con il noto assicuratore Peppe Del
Giudice, arrestato all’alba del 24 giugno, giorno di San Giovanni. Ti
passa di fianco, non te ne accorgi. Ti respira addosso, te la ritrovi nei
negozi, nei prodotti che acquisti. Negli occhi di chi gestisce un’attività
commerciale ed è vittima del racket. Nei pensieri di una mamma che vede il
figlio schiavo della droga, la stessa venduta dal “giro”.
Ti cammina per strada con tranquillità, con aria di comando e sicurezza, si siede al bar vicino a te. Il tessuto è permeato dalla malavita, dal malaffare. Persino nelle ditte che avrebbero dovuto riqualificare la città, come nel caso di Marcellino Ferdinando, imprenditore edile destinatario di subappalti della Giustino Costruzioni.
Almeno in parte una “ripulita” è avvenuta: ottantadue persone sono finite in manette. Poco prima di cominciare i lavori del Water Front Flegreo, con i suoi miliardi di investimenti per lo sviluppo.
Questo il bilancio portato a segno dai Carabinieri del nucleo operativo radiomobile guidato dal comandante Petrarca, e dal maggiore D’Aloia: 82 uomini catturati dalla Giustizia.
I NOMI:
Beneduce Gaetano classe 52, Arcone Gaetano dell’87, Arcone Partorina del 57, Attore Castrese del 69 (di Quarto), Aulitto Ferdinando del 66, Avallone Leonardo del 63, Avallone Vittorio del 67, Baldino Salvatore del 79, Barletta Tommaso del 77, Beneduce Massimiliano del 72, Beneduce Rosario dell’82, Bucci Giancarlo del 70, Caiazzo Vincenzo del 73, Carbone Angelo del 53, Carnevale Vincenzo del 66, Casillo Francesco del 53, Cerrone Antonio del 60, Chiaro Giuseppe del 74, Chiario Pietro del 72, Compagnone Luciano del 61, Covone Sergio del 67, D’Ambrosio Angelo del 60,
De Felice Ciro del 6, De Felice Raffaele del 73, De Simone Alberto dell’86, De Simone Umberto del 57, De Vito Gennaro del 57, Del Giudice Eugenio del 73, Del Giudice Giuseppe del 52,
Delos Antonio del 63, Di Costanzo Francesco Saverio del 72, Di Domenico Angelo dell’85, Di Domenico Filippo del 65, Di Francia Raffaele del 65, Di Roberto Antonio del 75, Di Roberto Raffaele del 74, Esposito Gennaro del 76, Ferro Antonio del 69, Ferro Gennaro del 66, Ferro Salvatore del 75, Festante Raffaele del 76, Gaudino Adriano del 75, Gesso Salvatore del 77, Grieco Raffaele del 64,
Illiano Giovanni del 71, Loffredo Armando del 67, Loffredo Giuseppe del 75, Loffredo Paolo del 73, Lucci Pasquale Fabio dell’80, Luongo Antonio del 78, Marcellino Ferdinando del 65,
Marfella Giovanni dell’87, Mastantuoni Francesca dell’85, Moio Marcello del 79, Nostrato Luigi del 75, Pagliuca Cinzia dell’81, Pagliuca Mario del 79, Pagliuca Procolo dell’85,
Pagliuca Salvatore del 55, Palumbo Francesco del 63, Palumbo Nicola del 64 (di Quarto), Panarelli Donato del 44, Perillo Vincenzo del 76, Pietrangeli Diana del 74,
Riccio Carmine del 67 (di Quarto), Rocco Giuseppe del 75, Russo Nicola del 73, Russo Salvatore del 77, Russolillo Giacomo del 55, Sannino Gennaro del 74, Solpietro Gioacchino del 44,
Testa Massimiliano, Trincone Giuseppe del 55, Villano Giampaolo del 75, Volpe Carlo del 65. Agli arresti domiciliari invece sono D’Ambrosio Procolo dell’85, Di Costanzo Giacomo del 71,
Tizzano Saverio del 73.
Loro gli uomini, e le donne, dai 23 ai 66 anni di età, molti dei quali poco meno che quarantenni, padri e figli, nipoti e zii, catturati dai carabinieri, dopo anni di indagini, di osservazioni, di telecamere nascoste e intercettazioni telefoniche. Loro quelli ritrovati con case lussuose, ricche di dipinti barocchi, e decori dorati, in case del tutto fatiscenti, arricchite di statue, così come in alcune riprese di operatori televisivi è emerso. Per lo più belve, tigri. Segno di potere, di ferocia, di aggressione. Così come il tatuaggio presente sul petto di Pagliuca. Colui che secondo gli inquirenti stava tentando di imporsi sul territorio.
"La criminalità organizzata non si combatte con i testimoni, che non ci sono, né con documenti perché i clan non fanno 'atti costitutivi'". Lo ha affermato durante la conferenza stampa il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, che ha messo in rilievo l'indispensabilità delle intercettazioni telefoniche per la lotta ai clan intervenendo alla conferenza stampa sugli arresti eseguiti oggi dai carabinieri a Pozzuoli.
"Se il ministro della Giustizia e il ministro dell'Interno possono vantarsi di grandi operazioni contro la criminalità organizzata - ha detto Lepore - è perché ci sono intercettazioni telefoniche, senza intercettazioni non ce la faremmo mai".
Il procuratore di Napoli ha sostenuto che con la riforma le inchieste contro i clan subirebbero danni in quanto sussisterebbero comunque "lacci e lacciuoli che impediscono di fare quello che dobbiamo fare". Oggi giustizia sembra essere avvenuta. Commercianti ed esercenti vari forse potranno cominciare a tirare un sospiro di sollievo ora che i loro estorsori, o una parte di essi, è dietro le sbarre.
Ti cammina per strada con tranquillità, con aria di comando e sicurezza, si siede al bar vicino a te. Il tessuto è permeato dalla malavita, dal malaffare. Persino nelle ditte che avrebbero dovuto riqualificare la città, come nel caso di Marcellino Ferdinando, imprenditore edile destinatario di subappalti della Giustino Costruzioni.
Almeno in parte una “ripulita” è avvenuta: ottantadue persone sono finite in manette. Poco prima di cominciare i lavori del Water Front Flegreo, con i suoi miliardi di investimenti per lo sviluppo.
Questo il bilancio portato a segno dai Carabinieri del nucleo operativo radiomobile guidato dal comandante Petrarca, e dal maggiore D’Aloia: 82 uomini catturati dalla Giustizia.
I NOMI:
Beneduce Gaetano classe 52, Arcone Gaetano dell’87, Arcone Partorina del 57, Attore Castrese del 69 (di Quarto), Aulitto Ferdinando del 66, Avallone Leonardo del 63, Avallone Vittorio del 67, Baldino Salvatore del 79, Barletta Tommaso del 77, Beneduce Massimiliano del 72, Beneduce Rosario dell’82, Bucci Giancarlo del 70, Caiazzo Vincenzo del 73, Carbone Angelo del 53, Carnevale Vincenzo del 66, Casillo Francesco del 53, Cerrone Antonio del 60, Chiaro Giuseppe del 74, Chiario Pietro del 72, Compagnone Luciano del 61, Covone Sergio del 67, D’Ambrosio Angelo del 60,
De Felice Ciro del 6, De Felice Raffaele del 73, De Simone Alberto dell’86, De Simone Umberto del 57, De Vito Gennaro del 57, Del Giudice Eugenio del 73, Del Giudice Giuseppe del 52,
Delos Antonio del 63, Di Costanzo Francesco Saverio del 72, Di Domenico Angelo dell’85, Di Domenico Filippo del 65, Di Francia Raffaele del 65, Di Roberto Antonio del 75, Di Roberto Raffaele del 74, Esposito Gennaro del 76, Ferro Antonio del 69, Ferro Gennaro del 66, Ferro Salvatore del 75, Festante Raffaele del 76, Gaudino Adriano del 75, Gesso Salvatore del 77, Grieco Raffaele del 64,
Illiano Giovanni del 71, Loffredo Armando del 67, Loffredo Giuseppe del 75, Loffredo Paolo del 73, Lucci Pasquale Fabio dell’80, Luongo Antonio del 78, Marcellino Ferdinando del 65,
Marfella Giovanni dell’87, Mastantuoni Francesca dell’85, Moio Marcello del 79, Nostrato Luigi del 75, Pagliuca Cinzia dell’81, Pagliuca Mario del 79, Pagliuca Procolo dell’85,
Pagliuca Salvatore del 55, Palumbo Francesco del 63, Palumbo Nicola del 64 (di Quarto), Panarelli Donato del 44, Perillo Vincenzo del 76, Pietrangeli Diana del 74,
Riccio Carmine del 67 (di Quarto), Rocco Giuseppe del 75, Russo Nicola del 73, Russo Salvatore del 77, Russolillo Giacomo del 55, Sannino Gennaro del 74, Solpietro Gioacchino del 44,
Testa Massimiliano, Trincone Giuseppe del 55, Villano Giampaolo del 75, Volpe Carlo del 65. Agli arresti domiciliari invece sono D’Ambrosio Procolo dell’85, Di Costanzo Giacomo del 71,
Tizzano Saverio del 73.
Loro gli uomini, e le donne, dai 23 ai 66 anni di età, molti dei quali poco meno che quarantenni, padri e figli, nipoti e zii, catturati dai carabinieri, dopo anni di indagini, di osservazioni, di telecamere nascoste e intercettazioni telefoniche. Loro quelli ritrovati con case lussuose, ricche di dipinti barocchi, e decori dorati, in case del tutto fatiscenti, arricchite di statue, così come in alcune riprese di operatori televisivi è emerso. Per lo più belve, tigri. Segno di potere, di ferocia, di aggressione. Così come il tatuaggio presente sul petto di Pagliuca. Colui che secondo gli inquirenti stava tentando di imporsi sul territorio.
"La criminalità organizzata non si combatte con i testimoni, che non ci sono, né con documenti perché i clan non fanno 'atti costitutivi'". Lo ha affermato durante la conferenza stampa il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, che ha messo in rilievo l'indispensabilità delle intercettazioni telefoniche per la lotta ai clan intervenendo alla conferenza stampa sugli arresti eseguiti oggi dai carabinieri a Pozzuoli.
"Se il ministro della Giustizia e il ministro dell'Interno possono vantarsi di grandi operazioni contro la criminalità organizzata - ha detto Lepore - è perché ci sono intercettazioni telefoniche, senza intercettazioni non ce la faremmo mai".
Il procuratore di Napoli ha sostenuto che con la riforma le inchieste contro i clan subirebbero danni in quanto sussisterebbero comunque "lacci e lacciuoli che impediscono di fare quello che dobbiamo fare". Oggi giustizia sembra essere avvenuta. Commercianti ed esercenti vari forse potranno cominciare a tirare un sospiro di sollievo ora che i loro estorsori, o una parte di essi, è dietro le sbarre.
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