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Fiorello nazionalpopolare

Il caso Straordinario - successo della seconda puntata dello show del lunedì sera

Fiorello nazionalpopolare

Oltre 12 milioni di spettatori per lo showman
Critiche da sinistra: «Un nuovo Bagaglino»

Fiorello nazionalpopolare Fiorello con Laura Chiatti, il duetto è uno dei momenti più visti della serata
ROMA - « 'Amo rifatto il botto...» , dice Fiorello dopo un lunedì sera da record su Raiuno con #Il più grande spettacolo dopo il weekend: 12 milioni 157 mila spettatori e share del 42,6%. Sul Tg1 delle 13.30m, nello spazio di Vincenzo Mollica, Fiorello si definisce «contento e direi piacevolmente allibito». Altre cifre: il picco del 49.17 sui saluti finali di Fiorello, il duetto con Laura Chiatti al 43.59% con 13 milioni 423 mila telespettatori. In azienda si fanno anche i primi conti economici. Alla Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai, si parla di introiti pubblicitari prossimi a un milione e mezzo di euro a puntata: un terzo rappresenta il valore aggiunto legato a Fiorello. Ottime notizie per un servizio pubblico che deve fare i conti con una flessione del mercato pubblicitario e una crisi di ascolti nell'intero 2011 (la Sipra dovrebbe chiudere l'anno a quota 980 milioni di ricavi con 20 milioni in meno rispetto al 2010, al netto degli avvenimenti sportivi).

Eppure... C'è un «eppure» legato ad alcune critiche apparse nell'area della «sinistra televisiva». Fulvio Abbate (direttore-conduttore di «Teledurruti», la sua tv-cult «monolocale» sul web) scrive su «Il Fatto»: «La tv ha un santo patrono nuovo, san Fiorello da Valtur... moderazione e buon gusto, poco importa che tali imperativi siano nemici giurati di ogni libertà creativa, siamo al Bagaglino dal volto umano, se l'indirizzo è questo sarà molto difficile trovare perfino uno strapuntio per il talento giustamente carnivoro di Daniele Luttazzi». Sul suo blog su «L'Espresso», Riccardo Bocca attacca: «Come tanti amici suoi, vittime innocenti dal proprio ego, Fiorello come artista non è mai cresciuto. È ancora lì, con sabbia, paletta e secchiello, a sentirsi dire quanto è bello il suo castello, marcondirondirondello. Non svegliamolo, dai, da questo dolce e consolatorio sogno». Invece su «L'Unità» di mercoledì 16 novembre, Valerio Rosa aveva parlato di un «Fiorello minore, col freno tirato a mano, forse non più a suo agio in un contesto televisivo dopo aver assaporato la libertà del teatro». Insomma solo un «Fiorellino». Per non parlare della notissima invettiva di Sabina Guzzanti: «Noioso!»

«Ciao ciao Brambilla»

Tutte contestazioni respinte al mittente dalla macchina Rai. Prima di tutti dal presidente Paolo Garimberti. E dal direttore generale Lorenza Lei «Il più grande spettacolo...Degli ultimi anni! Fiorello è riuscito a consolidare il suo pubblico e ha riavvicinato i giovani alle prime serate di Rai1. Conquistare più di 2 milioni di telespettatori, rispetto alla prima puntata, che già aveva ottenuto risultati straordinari, non è impresa facile». Mauro Mazza, direttore di Raiuno, rifiuta la descrizione di un Fiorello che cita se stesso, poco disposto a sperimentare nuovi terreni, compiaciuto del proprio successo: «Esattamente il contrario. Vediamo il frutto di una preparazione durata mesi. La Rai avrà sempre più bisogno di professionalità come la sua. E poi questo spettacolo riafferma la centralità della Rai e di Raiuno nel panorama televisivo italiano. Ormai il treno di Fiorello è partito, ha persino migliorato gli ascolti rispetto alla prima puntata, e ora non lo ferma più nessuno...»

Il tono delle polemiche ricorda da vicino un'altra stagione in cui un prodotto Rai di successo venne messo sotto accusa: la famosa contestazione di «Nazionalpopolare» lanciata nel 1987 dal presidente della Rai Enrico Manca a Pippo Baudo per i suoi show di grande successo. E proprio Baudo riprende il termine rilanciandolo per Fiorello e addirittura reinventandolo: «Fiorello nazionalpopolare? Certamente sì, e meno male! Dirò anzi che a questo punto Fiorello è nazional-universale, per quanto riguarda la vastità del suo pubblico. E' riuscito ad attirare sia la fascia più raffinata, esigente e colta che la grande platea popolare. Una mediazione straordinaria. Le polemiche e le accuse? Io direi semplicemente che siamo tornati a fare la tv con grande professionalità, mettendo da parte i dilettanti allo sbaraglio. E se poi incontra il gusto e il gradimento generale, tutto ciò dimostra una sola realtà: la professionalità di Fiorello che ha riproposto la storia e la tradizione del nostro piccolo schermo». La famosa tv nazionalpopolare. La rivincita di Baudo...

Un tempo poteva sembrare un insulto. Ma oggi no, anzi. Lo testimonia Angelo Guglielmi, critico letterario ma soprattutto (per chi vive di tv) padre riconosciuto dell'attuale Raitre: «Tutta la vera e grande tv non può che essere nazionalpopolare. Solo in un gergo erroneo la definizione è stata abusivamente collegata a un'idea di scarsa qualità». In un senso preciso, spiega Guglielmi: «La tv non di qualità, o di qualità sospetta o non interessante, può riguardare piccoli gruppi o ascolti di nicchia. Al contrario quando ci sono grandi ascolti ottenuti a colpi di volgarità e facili effetti, allora siamo di fronte a una tv sostanzialmente insignificante. Quindi l'unica buona tv possibile è quella nazionalpopolare, cioè di qualità ma capace di accrescere lo share».

Mimmo Foresta, la scoperta

Infatti il padre di Raitre ammette senza problemi che, ai tempi della sua direzione, lui e il suo gruppo si guardavano bene «dal non porsi il problema del vasto pubblico. Anche la tv più "impegnata" deve tenere al centro il tema dell'essere popolare». E quindi, Fiorello? «Direi che nel panorama dei personaggi televisivi capaci di tener su un show di prime time, un bel prodotto televisivo, oggi vedo solo due protagonisti. Adriano Celentano. E naturalmente Fiorello».
Arrivederci a lunedì. Nazionalpopolarmente.

Paolo Conti23 novembre 2011 | 9:45© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte Corriere

Cinema

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