MONDO
Il disperato appello sul clima del presidente Nasheed
Maldive, il governo firma sott'acqua

MALE’- Per la prima volta nella storia un Consiglio dei ministri si è
riunito sott’acqua, firmando un appello per la riduzione globale delle
emissioni. L’ennesima provocazione del capo di uno Stato che, speriamo,
non rischi di finire sommersa. Il presidente Mohamed Nasheed ha
voluto rilanciare l'allarme e attirare l'attenzione sui rischi che il
riscaldamento globale rappresenta per l'arcipelago dell'Oceano indiano,
che rischia di essere completamente sommerso. Si e' conclusa - a 5 metri
di profondita' - con la firma di un appello per la riduzione globale delle
emissioni di gas serra la riunione di governo subacquea convocata alle
Maldive dal presidente Mohamed Nasheed (nella foto). La riunione e'
durata circa 30 minuti. Vi hanno preso parte - in muta da sub e con
bombole - 11 dei 14 ministri del governo: ad altri 2 i medici non avevano
dato l'autorizzazione, mentre un terzo si trovava all'estero. Il
presidente ha sottolineato come il prossimo vertice sul clima in programma
a Copenaghen a dicembre non possa essere fatto fallire: se questo
avvenisse, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa tenuta a
vertice concluso, ma sempre in acqua, "moriremmo". "Stiamo cercando di
inviare il nostro messaggio, fare in modo che il mondo sappia cio' che sta
avvenendo, e cio' che avverra' alle Maldive se i cambiamenti climatici non
vengono controllati", ha dichiarato Nasheed. "Se le Maldive non potranno
essere salvate oggi, non crediamo che vi siano molte possibilita' per il
resto del mondo".

Per quanto singolare, però, questa iniziativa, che ha addirittura
costretto alcuni esponenti del governo a prendere lezioni di immersione, è
solo l’ultima di una serie di provocazioni lanciate dal presidente
Muhammed Nasheed in nome della sopravvivenza del suo Paese. Le Maldive si
estendono per più di 800 chilometri nell’Oceano Indiano: un arcipelago
composto da 1.200 atolli tropicali con una popolazione di 400mila persone.
Paradiso turistico tanto affascinante quanto vulnerabile: se il livello
del mare dovesse alzarsi di mezzo metro la maggior parte delle sue isole
diventerebbe inabitabile e, allo stesso tempo, il costante aumento della
temperatura dell’oceano potrebbe distruggere la barriera corallina che
protegge il Paese dalle onde marine. Già da diversi anni l’erosione del
territorio è una realtà, al punto che molti atolli sono rimasti disabitati
e lo tsunami del dicembre 2004, con onde non superiori a un metro, ha
causato più di 80 morti e oltre 10mila feriti.
Fin dall’inizio del suo mandato il presidente Nasheed, eletto nell’autunno del 2008 nel primo voto democratico e multipartitico della storia della repubblica dopo trent’anni di dittatura, si è impegnato in numerose battaglie per trasformare questo splendido arcipelago in un baluardo contro il cambiamento climatico globale. Un obiettivo piuttosto arduo anche a causa della pesante eredità lasciata dal suo predecessore, il dittatore Maumoon Abdul Gayoom. Che non solo aveva trasformato le Maldive in uno spietato regime, ma aveva anche ordinato la costruzione di imponenti barriere artificiali come protezione per gli atolli maggiormente abitati. Un progetto che ha contribuito soltanto ad accelerare il processo di erosione del territorio e a distruggere la barriera corallina che rappresenta una componente essenziale dell’ecosistema di queste terre. Per queste ragioni, appena salito al potere, Nasheed lanciò la sua prima singolare iniziativa: istituire un fondo sovrano per finanziare l’acquisto di terre all’estero per la popolazione maldiviana qualora, a causa del riscaldamento globale, l’Oceano Indiano dovesse sommergere l’intero arcipelago. Il fondo è stato realmente realizzato e prevede, in particolare, l’acquisto di una “nuo- va patria” nei territori disabitati dell’Australia. Lo scorso settembre, inoltre, Nasheed ha annunciato di voler introdurre una “tassa verde”: 3 dollari al giorno per ogni turista in visita sull’arcipelago. Il ricavato, più di 5 milioni di dollari all’anno secondo le stime governative, verrà utilizzato per finanziare un ambizioso piano ecologico che punta, entro il 2020, a trasformare le Maldive nel primo Paese al mondo a impatto zero. Questo significherà produrre energia solo attraverso fonti rinnovabili: eolico, solare e persino centrali alimentate da gusci di noci di cocco.
Nell’ambito di questo progetto “l’eco-presidente” ha avviato anche una partnership con l’università di Milano Bicocca per la creazione di un centro di ricerca e formazione marina perché, come ha dichiarato lo stesso Nasheed, «vogliamo dimostrare al mondo che difendere le risorse marine e la barriera corallina significa proteggere l’uomo, gli alberi e la terra». Il prossimo 24 ottobre prenderà il via una nuova iniziativa per sostenere la campagna mondiale intitolata “350”. Il numero equivale alla massima quantità di anidride carbonica (CO2), misurata in parti per milione, che può essere presente nell’atmosfera senza mettere a rischio la salute, come ha dimostrato in numerosi studi James Hansen, uno dei massimi esperti mondiali in materia. Lo scopo principale della campagna è di portare all’attenzione mondiale il fatto che i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera hanno superato il livello 350, raggiungendo ormai quota 387.
Fin dall’inizio del suo mandato il presidente Nasheed, eletto nell’autunno del 2008 nel primo voto democratico e multipartitico della storia della repubblica dopo trent’anni di dittatura, si è impegnato in numerose battaglie per trasformare questo splendido arcipelago in un baluardo contro il cambiamento climatico globale. Un obiettivo piuttosto arduo anche a causa della pesante eredità lasciata dal suo predecessore, il dittatore Maumoon Abdul Gayoom. Che non solo aveva trasformato le Maldive in uno spietato regime, ma aveva anche ordinato la costruzione di imponenti barriere artificiali come protezione per gli atolli maggiormente abitati. Un progetto che ha contribuito soltanto ad accelerare il processo di erosione del territorio e a distruggere la barriera corallina che rappresenta una componente essenziale dell’ecosistema di queste terre. Per queste ragioni, appena salito al potere, Nasheed lanciò la sua prima singolare iniziativa: istituire un fondo sovrano per finanziare l’acquisto di terre all’estero per la popolazione maldiviana qualora, a causa del riscaldamento globale, l’Oceano Indiano dovesse sommergere l’intero arcipelago. Il fondo è stato realmente realizzato e prevede, in particolare, l’acquisto di una “nuo- va patria” nei territori disabitati dell’Australia. Lo scorso settembre, inoltre, Nasheed ha annunciato di voler introdurre una “tassa verde”: 3 dollari al giorno per ogni turista in visita sull’arcipelago. Il ricavato, più di 5 milioni di dollari all’anno secondo le stime governative, verrà utilizzato per finanziare un ambizioso piano ecologico che punta, entro il 2020, a trasformare le Maldive nel primo Paese al mondo a impatto zero. Questo significherà produrre energia solo attraverso fonti rinnovabili: eolico, solare e persino centrali alimentate da gusci di noci di cocco.
Nell’ambito di questo progetto “l’eco-presidente” ha avviato anche una partnership con l’università di Milano Bicocca per la creazione di un centro di ricerca e formazione marina perché, come ha dichiarato lo stesso Nasheed, «vogliamo dimostrare al mondo che difendere le risorse marine e la barriera corallina significa proteggere l’uomo, gli alberi e la terra». Il prossimo 24 ottobre prenderà il via una nuova iniziativa per sostenere la campagna mondiale intitolata “350”. Il numero equivale alla massima quantità di anidride carbonica (CO2), misurata in parti per milione, che può essere presente nell’atmosfera senza mettere a rischio la salute, come ha dimostrato in numerosi studi James Hansen, uno dei massimi esperti mondiali in materia. Lo scopo principale della campagna è di portare all’attenzione mondiale il fatto che i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera hanno superato il livello 350, raggiungendo ormai quota 387.
19/10/09 02:04
Olga Iacuaniello
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